Frammenti di memoria onirica che formano un motivo luminoso nella notte
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Sognare da svegli: gli stati onirici non appartengono solo al sonno

Pubblicato il 16 maggio 20264 minuti di lettura

Sonnecchi sul divano e ti attraversa una frase assurda, o il volto di uno sconosciuto. Poi torni in te, sicuro di non aver dormito. Uno studio uscito su Cell Reports nel 2026 suggerisce che sognare da svegli non è solo un modo di dire.

Thanh ChauFondatore e direttore editoriale · Il nostro processo editoriale

Risposta rapida

L’onirico non aspetta sempre il sonno. I ricercatori hanno interrotto persone che si appisolavano chiedendo cosa avessero appena pensato. Scene bizzarre sono comparse in veglia, nell’addormentamento e nel sonno leggero. Anche le immagini sulla soglia del sonno meritano un posto nel tuo diario.

Che cosa hanno studiato i ricercatori?

Il team dell’Institut du Cerveau di Parigi ha studiato l’addormentamento, un passaggio instabile in cui l’attenzione si allenta ma l’esperienza interiore resta vivida. Persone abituate al pisolino venivano interrotte dalla caduta di un oggetto o da un allarme e descrivevano i dieci secondi precedenti. Un EEG registrava l’attività cerebrale.

Ogni esperienza veniva valutata per stranezza, fluidità, spontaneità e livello di veglia percepito. Un algoritmo ha poi raggruppato i racconti senza categorie predefinite.

Quattro stati mentali invece di un confine netto

Sono emersi quattro profili, con esempi tratti dai racconti:

  • Un ricordo fugace: l’immagine del proprio padre.
  • Un pensiero rivolto all’ambiente: ascoltare i rumori della strada.
  • Un contenuto bizzarro, simile al sogno: vedere piccoli alieni.
  • Un pensiero volontario: programmare il giorno dopo.

Il risultato chiave: tutti e quattro sono comparsi in veglia, nell’addormentamento e nel sonno leggero. Essere svegli, ricordano gli autori, non significa essere attenti a ciò che ci circonda. Il contenuto mentale, secondo loro, potrebbe un giorno aiutare con l’insonnia paradossa: sentire di non aver dormito mentre le registrazioni dicono il contrario.

Che cosa cambia per il tuo diario dei sogni?

Se annoti solo i sogni lunghi del mattino, perdi materiale. Un’immagine mentre ti appisoli o una sensazione di galleggiare possono far parte dello stesso continuum.

Annota il momento (sveglio, mentre ti addormentavi, dopo un pisolino, al risveglio), quanto era strano, quanto ti sentivi sveglio e l’emozione.

Esempio di fantasia: «Pisolino della domenica. Appena prima che vibrasse il telefono: un autobus pieno di aironi e il pensiero “devo restituire le chiavi”. Molto strano. Mezzo sveglio. Divertito.» Domanda da tenere: chiavi o aironi tornano stanotte?

Una voce non prova nulla; le ripetizioni emergono in qualche settimana. La nostra guida al diario dei sogni ti aiuta a mantenere l’abitudine.

Che cosa lo studio non dimostra

Non dice che veglia e sonno siano uguali, solo che il contenuto mentale può attraversare queste categorie. I racconti restano soggettivi, e un pisolino in laboratorio non è una notte a casa.

Se immagini strane in piena veglia diventano frequenti o ti spaventano, o se ti svegli senza riuscire a muoverti, come nella paralisi del sonno, parlane con un medico.

Domande frequenti

Devo annotare le immagini ipnagogiche?

Sì. Annotate con il momento e l’emozione, puoi confrontarle con i sogni notturni.

Sognare da svegli è come sognare ad occhi aperti?

Non proprio. Sognare ad occhi aperti vuol dire fantasticare seguendo il filo dei pensieri. Lo stato onirico dello studio è bizzarro e arriva da sé, come un sogno notturno.

Sognare da svegli significa avere allucinazioni?

Non necessariamente. Lo studio riguarda esperienze brevi in veglia tranquilla o durante l’addormentamento. Se diventano frequenti, invasive o angoscianti, chiedi un parere medico.

Fonti e letture

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