Perché sogniamo? Cosa sa la scienza e cosa ancora non sa
Ti svegli nel mezzo di un inseguimento, con il cuore in gola, in una casa che era insieme la tua vecchia scuola e la cucina di tua nonna. Un minuto dopo, quasi tutto è svanito. Perché il cervello mette in scena questo spettacolo ogni notte? Alla domanda sul perché sogniamo la scienza non ha una risposta unica, ma ha piste solide, e sa quali restano ipotesi.
Risposta rapida
Nessuno sa con certezza perché sogniamo. Le ipotesi più solide collegano i sogni a ciò che il cervello fa comunque durante il sonno: riordinare i ricordi, attenuare il peso delle emozioni, allenarsi davanti alle minacce. Sogniamo soprattutto, ma non solo, nel sonno REM. Queste teorie si completano più che contraddirsi, e nessuna dice cosa significa un singolo sogno.
Perché sogniamo? A che punto è la domanda
La scienza moderna dei sogni comincia davvero nel 1953. Eugene Aserinsky e Nathaniel Kleitman notano che gli occhi di chi dorme si muovono rapidi sotto le palpebre a intervalli regolari, e che le persone svegliate in quei momenti raccontano spesso sogni vividi. Quella fase prenderà il nome di sonno REM (da rapid eye movement, movimenti oculari rapidi).
Per decenni sogno e sonno REM sono stati considerati quasi la stessa cosa. Oggi sappiamo che è troppo semplice: anche chi viene svegliato da altre fasi del sonno racconta sogni, di solito più brevi e meno strutturati. Nel 2017 il gruppo di Francesca Siclari ha mostrato che l'attività di una zona nella parte posteriore del cervello permetteva di prevedere se una persona avrebbe riferito un sogno, in qualunque fase.
La scienza misura quindi quando sogniamo e quali aree del cervello partecipano. Perché sogniamo resta materia di teorie. Ecco le principali, con ciò che le sostiene e i loro limiti.
Il sogno è una storia fatta di rumore?
Nel 1977 gli psichiatri J. Allan Hobson e Robert McCarley proposero l'ipotesi di attivazione-sintesi, una delle prime teorie basate sulla fisiologia del cervello anziché sulla psicoanalisi.
L'idea di fondo
Durante il sonno REM, il tronco encefalico invia raffiche di attività al resto del cervello. La corteccia riceve questi segnali e fa ciò che fa sempre: cerca di ricavarne una storia.
- Attivazione: il tronco encefalico accende la corteccia durante il sonno REM.
- Sintesi: la corteccia collega immagini, sensazioni e ricordi in una scena.
- Il sogno: il racconto che ricordi, con i suoi salti e le sue svolte impossibili.
Questo spiegherebbe l'impressione di improvvisazione: la trama si costruisce strada facendo, a partire da segnali che non erano nati per raccontare qualcosa.
Cosa la sostiene
- Le tecniche di neuroimmagine mostrano una forte attività nelle aree emotive e nelle aree visive associative durante il sonno REM.
- Le regioni frontali che controllano la logica sono meno attive, il che si accorda con la facilità con cui accettiamo l'assurdo.
I suoi limiti
I sogni sono meno casuali di quanto il modello presuppone. Il loro contenuto segue spesso le nostre preoccupazioni, relazioni ed emozioni della veglia, un legame che ricercatori come G. William Domhoff chiamano continuità. Lo stesso Hobson ha poi rivisto il suo modello. Oggi pochi ricercatori considerano i sogni puro rumore.
I sogni aiutano la memoria?
Qui le prove sono più solide, ma riguardano prima il sonno e poi i sogni. Molti studi mostrano che dormire dopo aver imparato aiuta a ricordare, come ha riassunto Robert Stickgold in una rassegna pubblicata su Nature nel 2005.
Cosa fa il cervello addormentato con la giornata
Durante il sonno, e non solo nel sonno REM, il cervello sembra:
- Rivivere le esperienze: nei ratti, neuroni attivi durante il percorso in un labirinto si riattivano nello stesso ordine durante il sonno.
- Collegare il nuovo al noto: le informazioni recenti si integrano con ciò che sai già.
- Estrarre regolarità: il sonno sembra aiutare a ricavare regole da esperienze separate.
I sogni potrebbero essere uno sguardo parziale e deformato su questo riordino. Spiegherebbe perché frammenti della giornata compaiono mescolati a ricordi più vecchi.
Cosa mostra la ricerca
In uno studio del 2010, Erin Wamsley, Robert Stickgold e colleghi hanno fatto imparare un labirinto virtuale ad alcuni partecipanti, poi hanno proposto loro un pisolino. Le poche persone che hanno sognato il labirinto sono migliorate molto più delle altre.
Il risultato colpisce, ma si basa su pochi sognatori. E non dimostra che sia stato il sogno a causare il miglioramento: forse indica solo che il cervello stava lavorando sul compito. La memoria, poi, trae beneficio dal sonno anche quando non ricordi alcun sogno.
Perché tanti sogni parlano di pericolo
Essere inseguiti, cadere, non riuscire a muoversi: i sogni spiacevoli sono frequenti. Nel 2000 il ricercatore finlandese Antti Revonsuo ne ha proposto una spiegazione evolutiva, la teoria della simulazione della minaccia.
L'argomento evolutivo
Sognare servirebbe da palestra. Simulando pericoli durante il sonno, i nostri antenati avrebbero potuto allenarsi a riconoscere le minacce e a reagire, senza rischi reali. Chi si allenava meglio sopravviveva meglio.
Questo spiegherebbe gli scenari ricorrenti:
- Essere inseguiti o aggrediti
- Cadere o perdere il controllo
- Conflitti e imbarazzo davanti agli altri
- Non riuscire a fuggire né a muoversi, una sensazione vicina alla paralisi del sonno
Le minacce di oggi
I predatori sono rari, ma gli stessi scenari si adattano alle preoccupazioni moderne: parlare in pubblico, un colloquio di lavoro, un litigio, un problema di salute.
Sognare di non superare un esame o di arrivare nudo al lavoro potrebbe far parte di questo allenamento. Il sogno dice che qualcosa conta per te, non che andrà male. La teoria è ancora discussa: spiega bene i sogni che fanno paura, meno quelli piacevoli o banali.
I sogni attenuano le emozioni?
Un altro filone di ricerca riguarda le emozioni: una notte di sonno aiuterebbe a conservare il ricordo di un evento doloroso togliendogli parte del suo peso.
L'ipotesi della «terapia notturna»
Nel 2009 Matthew Walker ed Els van der Helm hanno riunito questi lavori sotto il nome di «terapia notturna». Il loro ragionamento parte da un fatto ben stabilito: durante il sonno REM la noradrenalina, un messaggero chimico legato allo stress, è quasi assente dal cervello.
- I ricordi emotivi vengono riattivati in un ambiente chimico più calmo.
- La loro carica emotiva potrebbe attenuarsi mentre il contenuto resta.
- Il giorno dopo, l'evento brucerebbe un po' meno. È il vecchio «la notte porta consiglio».
È un'ipotesi, sostenuta da alcuni esperimenti e non da altri. Riguarda inoltre il sonno REM più che i sogni che ricordiamo.
Quando il sistema sembra incepparsi
Diversi disturbi si accompagnano a un sonno REM o a sogni alterati:
- Disturbo da stress post-traumatico: gli incubi che ripropongono l'evento ne sono un segno tipico.
- Depressione: il sonno REM compare spesso prima nella notte e la sua organizzazione cambia.
- Ansia: va spesso di pari passo con brutti sogni più frequenti.
Se gli incubi tornano più volte a settimana, ti rovinano il sonno o ti lasciano in ansia durante il giorno, parlane con il tuo medico o con uno specialista del sonno. Esistono trattamenti efficaci.
Sognare per risolvere problemi?
La logica del sogno è elastica, e questo può creare collegamenti inattesi. Alcuni studi sull'incubazione dei sogni suggeriscono che pensare a un problema prima di dormire può portarlo nel sogno, e a volte un'idea con lui. Le prove restano limitate.
Per approfondire: sogni e creatività
Sognare per dimenticare?
Nel 1983 Francis Crick e Graeme Mitchison proposero l'opposto del consolidamento: il sonno REM cancellerebbe connessioni inutili e i sogni sarebbero la traccia di questa pulizia. L'idea ha avuto poche conferme, ma ricorda che dimenticare fa parte del funzionamento della memoria.
Un'ipotesi storica, ancora discussa
Cosa succede nel cervello che sogna
Il cervello addormentato non si spegne. Nel 1996 il gruppo di Pierre Maquet, a Liegi, ne ha mappato l'attività durante il sonno REM con la tomografia a emissione di positroni (PET).
Le aree più attive
- L'amigdala: coinvolta nelle emozioni, in particolare nella paura. Si accorda con l'intensità di molti sogni.
- La corteccia cingolata anteriore: legata all'attenzione e alle emozioni.
- Le aree visive associative: partecipano alla costruzione delle immagini, in linea con il carattere molto visivo dei sogni.
- Il tronco encefalico e il talamo: avviano e trasmettono lo stato REM.
Le aree più tranquille
- La corteccia prefrontale dorsolaterale: coinvolta nel ragionamento e nell'autocontrollo. La sua minore attività potrebbe spiegare perché accettiamo senza battere ciglio che una stanza cambi forma.
Intanto il corpo resta immobile grazie a una paralisi muscolare tipica del sonno REM. Per questo puoi correre in sogno senza muoverti nel letto.
Una chimica diversa
- L'acetilcolina è alta, vicina ai livelli della veglia, e tiene attiva la corteccia.
- Noradrenalina e serotonina sono molto basse, il che potrebbe contribuire alla logica strana dei sogni e alla difficoltà di ricordarli.
Ne risulta uno stato in cui emozioni e immagini prendono il comando mentre il giudizio critico si fa da parte. Sono correlazioni, non una spiegazione completa dell'esperienza del sogno.
Anche gli animali sognano?
Non possiamo chiedere a un gatto cosa ha sognato. Possiamo però osservare stati di sonno simili ai nostri.
Chi ha un sonno simile al REM?
- La maggior parte dei mammiferi studiati presenta fasi simili al sonno REM, con eccezioni e varianti notevoli.
- Gli uccelli le hanno anche loro.
- Alcuni rettili forse sì: nel 2016 uno studio ha descritto due stati di sonno alternati nel drago barbuto, una lucertola.
«Ripetizioni» osservate nel sonno
- Il ratto: nel 2001 Kenway Louie e Matthew Wilson hanno mostrato che sequenze di attività dell'ippocampo registrate nel labirinto ricomparivano durante il sonno REM.
- Gli uccelli canori: nei giovani diamanti mandarini, neuroni del canto si attivano nel sonno con schemi che ricordano il canto (Dave e Margoliash, 2000).
- Il cane: le zampe che si agitano sono familiari, ma cosa «veda» possiamo solo immaginarlo.
Una ripetizione non prova un sogno. Ma uno stato così diffuso, conservato nonostante i suoi costi (un animale che dorme non mangia ed è più esposto), probabilmente svolge funzioni utili. Quali, di preciso, è ancora oggetto di dibattito.
Cosa insegnano i sogni sulla coscienza
I sogni pongono una domanda che va oltre il sonno: come possiamo vivere un mondo intero con i sensi quasi scollegati dall'esterno?
Un'esperienza senza input sensoriali
- In sogno vedi, senti e provi sensazioni, quasi senza informazioni dai sensi.
- Sei cosciente, ma scollegato dall'ambiente.
- Il cervello costruisce un mondo convincente con le sue sole risorse.
In altre parole, il cervello può produrre un'esperienza ricca senza che il mondo esterno la alimenti.
Cosa hanno mostrato i sogni lucidi
In un sogno lucido sai di stare sognando. I ricercatori lo sfruttano per studiare i sogni dall'interno:
- Dai primi anni Ottanta, sognatori lucidi inviano segnali agli sperimentatori con movimenti oculari concordati in anticipo, registrati durante il sonno REM.
- Nel 2021 uno studio guidato da Karen Konkoly ha descritto veri scambi: persone addormentate hanno risposto a domande semplici, come piccoli calcoli, senza svegliarsi.
Questi esperimenti mostrano che la coscienza nel sogno non è tutto o niente: si può dormire ed essere in parte consapevoli del proprio stato.
La veglia, una simulazione guidata?
Il filosofo Thomas Metzinger sostiene un'idea inquietante: anche la coscienza da svegli sarebbe un modello costruito dal cervello, corretto di continuo dai sensi. In sogno, quel modello girerebbe senza questo freno.
Domande antiche
«Come faccio a sapere che non sto sognando adesso?» La domanda risale almeno a Cartesio, e la filosofia non ha ancora una risposta definitiva.
Più funzioni insieme?
Queste teorie non si escludono. Molti ricercatori pensano che sognare, o il sonno in cui avviene, svolga più funzioni contemporaneamente:
- riordinare e collegare i ricordi;
- attenuare la carica emotiva di alcune esperienze;
- allenarsi a situazioni minacciose;
- accostare idee insolite, a volte utili alla creatività.
Altri, come Domhoff, vedono i sogni soprattutto come una forma di pensiero nelle condizioni del sonno, senza una funzione propria. In entrambi i casi il loro contenuto riflette ciò che conta per noi da svegli, ed è per questo che vale la pena annotarlo.
Cosa la scienza non sa ancora
- Perché alcuni sogni sono così bizzarri e altri quasi realistici.
- Perché dimentichiamo la maggior parte dei sogni così in fretta.
- Cosa decide quali ricordi e preoccupazioni entrano in un sogno.
- Se sognare abbia una funzione in sé o sia un sottoprodotto del sonno.
Cosa puoi farne tu
La scienza non ti dirà cosa «significa» un singolo sogno. Suggerisce però un metodo pratico: annotare la scena, l'emozione e cosa succedeva nella tua vita in quel momento, poi confrontare nell'arco di qualche settimana.
Esempio di fantasia: questa voce mostra come tenere separato il sogno da un possibile legame con la tua giornata.
- Sogno: «Rifacevo l'esame di maturità in una palestra vuota. Il commissario cambiava continuamente faccia.»
- Emozione: «Tensione, poi una calma strana appena ho cominciato a scrivere.»
- Contesto recente: «Prima settimana in un nuovo lavoro, tante cose da imparare.»
- Domanda da tenere: «I sogni d'esame tornano quando sto imparando qualcosa di nuovo?»
Una sola voce non prova nulla. Gli schemi emergono solo nel corso di molte notti, anche quelle tranquille.
Domande frequenti
Tutti sognano?
Quasi certamente sì. Tutti attraversano più fasi di sonno REM ogni notte, e chi dice di non sognare mai di solito racconta sogni quando viene svegliato in laboratorio. Ciò che varia molto è quanto si ricorda al mattino.
Perché non ricordo i miei sogni?
Si ricordano soprattutto i sogni da cui ci si sveglia, durante o subito dopo. La chimica del cervello addormentato, in particolare la noradrenalina bassa, renderebbe più difficile memorizzarli. Restare fermi un momento al risveglio e annotare qualche parola in un diario dei sogni aiuta spesso.
I sogni hanno un significato?
I ricercatori non sono d'accordo sul fatto che sognare abbia una funzione propria. Ma il contenuto non è casuale: riflette spesso preoccupazioni, relazioni ed emozioni. Un sogno non è un messaggio in codice, ma può essere un buon punto di partenza per riflettere su ciò che ti occupa la mente.
Si sogna solo nel sonno REM?
No. I sogni del sonno REM sono spesso i più lunghi e vividi, ma anche chi viene svegliato da altre fasi racconta sogni, di solito più brevi e simili a pensieri.
Fonti e approfondimenti
- Aserinsky e Kleitman (1953), «Regularly occurring periods of eye motility, and concomitant phenomena, during sleep», Science
- Siclari et al. (2017), «The neural correlates of dreaming», Nature Neuroscience
- Hobson e McCarley (1977), «The brain as a dream state generator: an activation-synthesis hypothesis of the dream process», American Journal of Psychiatry
- Stickgold (2005), «Sleep-dependent memory consolidation», Nature
- Wamsley et al. (2010), «Dreaming of a learning task is associated with enhanced sleep-dependent memory consolidation», Current Biology
- Revonsuo (2000), «The reinterpretation of dreams», Behavioral and Brain Sciences
- Walker e van der Helm (2009), «Overnight therapy? The role of sleep in emotional brain processing», Psychological Bulletin
- Crick e Mitchison (1983), «The function of dream sleep», Nature
- Maquet et al. (1996), «Functional neuroanatomy of human rapid-eye-movement sleep and dreaming», Nature
- Shein-Idelson et al. (2016), «Slow waves, sharp waves, ripples, and REM in sleeping dragons», Science
- Louie e Wilson (2001), «Temporally structured replay of awake hippocampal ensemble activity during rapid eye movement sleep», Neuron
- Dave e Margoliash (2000), «Song replay during sleep and computational rules for sensorimotor vocal learning», Science
- Konkoly et al. (2021), «Real-time dialogue between experimenters and dreamers during REM sleep», Current Biology
- DreamResearch.net, G. William Domhoff
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